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Conoscere Bussolengo
Luigi Motta

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    Luigi Motta nacque a Bussolengo in località Praiesol (ora Tesa Motta), il giorno 11 luglio 1881 da Filippo, piccolo proprietario terriero e da Giuseppa Annichini. Dei suoi primi anni ha lasciato scritto: «La mia fanciullezza fu eminentemente agreste. Amavo i campi e i lanosi greggi. A dieci anni ebbi il primo grande dolore. Fui strappato dalla vita agreste e condotto a Verona. Frequentai il Ginnasio “Scipione Maffei” e poi il Seminario. A 18 anni s’iscrive all’Istituto Nautico di Genova per diventare capitano di lungo corso, senza riuscire a completare gli studi. A Genova porta anche il suo primo romanzo che aveva scritto tra i 16 e i 18 anni e che intitolò “I Flagellatori dell’Oceano Indiano”, presentandolo al concorso letterario indetto nel 1900 dall’editore Antonio Donath. Il romanzo vinse il primo premio e fu pubblicato con una presentazione di Emilio Salgari al quale il libro era dedicato, ma non ricevette alcun compenso economico. Così per mantenersi a Genova, Luigi fece i più disparati mestieri, lavorando presso uno studio di avvocato, come garzone in una bottiglieria e come panettiere presso il fornaio Francesco Delle Piane, amante della musica e innamorato di Verona.
    Abbandonata ogni prospettiva di carriera marinara, anche se amerà fregiarsi del titolo di “capitano” pur non avendolo mai conseguito, torna a Verona per dedicarsi completamente alla letteratura. Nel 1905 fonda un giornale di viaggi e avventure “Intorno al mondo” del quale non resta traccia e che chiude dopo alcuni numeri.
    Trasferitosi a Milano, inizia con successo l’attività di scrittore e dirige “Il Giornale di Viaggi e di Avventure di Terra e di Mare”. Nel 1906 assume la direzione dell’“Oceano”, giornale letterario di viaggi e avventure che si dedica alla pubblicazione di romanzi moderni e popolari. Nello stesso anno sposa la bolognese Bianca Polzi. Nel 1907 cura per la Società Editoriale Milanese la Biblioteca Fantastica dei Giovani Italiani, sedici racconti brevi, tra il nero e il fantascientifico, dimostrando nuove aperture nel genere fantastico e proponendo al pubblico nuovi autori.
    Dal secondo decennio ebbe inizio una frenetica produzione letteraria che lo portò a pubblicare più di cento romanzi in Italia e all’estero per le case editrici Speriani, Treves, Cogliati, Celli, Bemporad, Quattrini, Vallardi, Sonzogno, Mondadori e Viglongo. Scrisse numerosi articoli e racconti per i periodici e le riviste più popolari del tempo, come il “Corriere dei Piccoli”, il “Novelliere Illustrato” e “La Domenica del Corriere”. Si cimentò anche in un’intensa attività teatrale sia come autore sia come traduttore di testi stranieri e come impresario di commedie e operette.
    Durante la seconda guerra mondiale fu arrestato nella sua residenza di Bussolengo a Monte Marino (in località Ventretti), amena località con vista sul lago di Garda dove viveva in quegli anni. L’accusa era di aver dato ospitalità al capitano medico inglese Waw, fuggito da un campo di concentramento tedesco, fu per questo incarcerato nella fortezza di San Leonardo a Verona, poi nel carcere agli Scalzi e quindi trasferito a Padova, da lì a Venezia e infine nel carcere di San Vittore, dal quale uscì il giorno prima della liberazione.
    Lo scrittore non dimentica il suo paese di origine anche se alla fine la nostalgia contrasta con lo stupore per le trasformazioni avvenute: “Bussolengo, la mia terra d’origine non è stata, no dimenticata. Il suo Adige sonoro, i valloncelli pittoreschi, le “strinture” romantiche che adducono a Pol, ove si trova la casa di mia madre, sono ricordi indelebili, pieni di dolce nostalgia. E su, in alto, sopra i colli del mio vecchio paese, dove in un angolo solitario, oltremodo pittoresco, trascorro alcuni mesi dell’anno, lontano dai rumori della metropoli lombarda, dalle sue follie e dai suoi perfidi e pur incantevoli inviti, mi estasio a contemplare la turrita città rosseggiante nel tramonto, che mille e mille lumi costellano quando scende la notte, e mi pare allora di inseguire le ombre del grande Scaligero e del padre Dante che fuggiasco, trovò nel magnifico Signore, un amico devoto. Rivolgo poi lo sguardo verso Pastrengo: vedo la strada bianca che Goethe percorse recandosi da Malcesine a Verona, e mi par di scorgere sul nobile volto la sua entusiastica sorpresa quando di lassù, prima di scendere verso Bussolengo, vide la magica città, regina dell’Adige verde e sonoro, stendersi lontana a lui dinanzi, sulla piana ubertosa, sotto i colli divini”.
    Aveva tre passioni: i fiori, i bambini e le donne (ma solo quando meritano); amava la sua bella villa a Bussolengo, la campagna bonificata, gli alberi che vi aveva piantati e specialmente le sue rose, uniche al mondo e con… diritti d’autore esclusivi.
    Emilio Salgari, nella prefazione all’edizione spagnola del romanzo “L’Oceano di fuoco”, lo definì parlatore eccellente, “causeur” spiritoso, esteta, amatore del buono e del bello. Aveva un carattere gioviale e democratico, “fin troppo” come diceva la moglie Amelia, che lo portò ad avere una vasta cerchia di amici ed estimatori, dai più umili e sconosciuti fino ai più famosi come i musicisti Puccini, Mascagni e Leoncavallo o i commediografi Simoni e Lopez, il giornalista e scrittore Fraccaroli, lo scrittore Verne e molti altri.
    I suoi romanzi sono l’espressione di una personalità originale e gli assicurarono un posto di rilievo nella storia della letteratura per la gioventù.
    La sua frenetica attività non era rivolta solo ai romanzi: fin dal 1906 si era dedicato a lavori teatrali e a libretti d’opera. Lo scrittore manifestò la sua poliedricità anche nell’arte popolare del fumetto collaborando con il “Corriere dei Piccoli” ma soprattutto con “L’Avventuroso” e con “Topolino”, pubblicando sia racconti che storie a fumetti. L’allora proibizione fascista sulle importazioni USA costrinse gli editori a reperire nuovo materiale nelle storie esotiche di casa nostra da Salgari e da Motta.
    Di lui ha scritto l’amico e maestro Emilio Salgari: “L’opera di Luigi Motta si distingue fra le altre per vari motivi: il linguaggio si conforma ai luoghi dove si svolge il racconto, ai caratteri, all’ambiente; nell’intreccio si fondono il fantastico, il sentimentale ed il drammatico. C’è poi una forza descrittiva non comune, il dialogo è robustissimo, l’epilogo sempre grandioso, impressionante e originale. È indubbiamente il più strano, il più forte ed il più originale tra i giovani scrittori… La sua operosità è più unica che rara, la sua fantasia meravigliosa, poiché nessuna delle sue opere ha un punto di contatto con le altre”.
    Muore a Milano per un attacco di peritonite il 18 dicembre 1955.






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